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wonderous stories (italy)

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review by Paolo Carnelli

Quattordici mesi di lavoro, un nutrito numero di ospiti, un quartetto d’archi e un titolo che suona fortemente programmatico…… a due anni di distanza dal debut album “In ogni luogo, in ogni tempo”, torna con “Un milione di voci” la Periferia Del Mondo di Alessandro Papotto, fiatista aggiunto del Banco del Mutuo Soccorso. Il disco è molto interessante, poco meno di un’ora di musica che fa della sua disomogeneità il suo principale punto di forza e forse, per certi versi, il suo più grande limite.
Jazz, rock, prog, musica etnica, fino al blues e al funky, si mescolano insieme in una “pozione multisucco” non sempre ben amalgamata ma comunque dagli effetti imprevedibili. Come giustamente evidenzia Beppe Riva nelle note di copertina, rispetto al precedente lavoro traspare la voglia di legarsi di più ad un contesto “contemporaneo”, perlomeno attraverso un paio di canzoni (“Incanti e perplessità” e “EvaLunA”) molto quadrate e dirette , dall’incedere decisamente rock. La stessa title – track stupisce per un ritornello funky degno dei migliori Living Colour. Per chi scrive le cose migliori dell’album stanno all’inizio e alla fine: la lunga “Un borghese piccolo piccolo” inserisce in una bella trama di matrice jazz improvvisi squarci sinfonici e soprattutto un parlato/cantato cantautorale denso di significati, che si stempera in una coda strumentale lirica e malinconica. “Io brucio” chiude il disco in maniera corale e travolgente, dopo un inizio molto delicato e melodico.
Ricordata la presenza tra gli ospiti di Vittorio Nocenzi (un bell’assolo di organo Hammond su “Incanti e perplessità”) e Mauro Pagani (violino elettrico su “Can stop”), va segnalato anche lo spazio che Papotto, Vegliante (tastiere) e Tommasi (chitarre) si prendono per i loro solismi, con un brano a testa inciso in solitudine. “Un milione di voci”, edito da Akarma, è un bel caleidoscopio di idee e di sapori. Richiede ascolti ripetuti, ma conferma la tensione da parte del gruppo romano verso una musica personale e fuori dagli schemi.     
  
Paolo Carnell