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Review by Gianluca Renoffio

Periferia Del Mondo e' un gruppo formato da cinque musicisti romani tra cui spicca il polistrumentista Alessandro Papotto che ha collaborato spesso nel passato con il Banco del Mutuo Soccorso e che oramai ne e' parte integrante da circa un anno. I contatti con il Banco erano nati ai tempi del Nodo Gordiano, altra interessante band romana fondata da Alessandro. Molteplici sono state anche le collaborazioni di Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese alle uscite dei due gruppi.
Ma concentriamoci su questo In ogni Luogo e In ogni Tempo. Il disco segna la prima uscita di una band contemporanea dell'etichetta ligure Akarma, specializzata nel riproporre album del passato in edizioni prestigiose e filologicamente assai curate e corrette. Un buon auspicio per il mondo discografico italiano sempre più succube delle multinazionali straniere.
L'album e' inoltre classificabile secondo i canoni più propriamente progressive: lunghi brani con testi ricercati, atmosfere interdisciplinari, uso di una ricca strumentazione, preparazione tecnica dei musicisti ottima… ma quello che più sorprende per una prima uscita e' l'ottima riuscita della band nella fase compositiva supportata da una buona vena creativa. L'album rispecchia molto la volontà espressa da Papotto & Co. di cercare di scrivere brani originali e non relegati esclusivamente alla forma canzone, che comunque non deve essere disdegnata.
Scorrendo il disco, come sempre, cito dei riferimenti e delle classificazioni ma attenzione, la volontà non e quella di sottolineare possibili copie o altro, ma per aiutare me stesso e i lettori a capire ciò che sto ascoltando: scusate le semplificazioni.
Occorre poi un'altra precisazione: il buon lavoro della Akarma come art-work e' un po' vanificato dall'errato ordine dei brani registrati rispetto quanto riportato nel libretto; nella mia analisi ho tenuto conto della corretta sequenza riportando sempre il titolo del brano.
Si inizia con L'infedele, un incrocio tra la grinta degli Area e la ricerca melodica ed armonica della scuola progressive nordica. Il brano e' impreziosito dalla voce di Francesco di Giacomo, intrecciata con quella del soprano Stefania Mastrogiovanni e dalla squisita vena chitarristica di Rodolfo Maltese. Dopo siffatto esordio la band propone I bless the night, una classica ballad con la chitarra acustica sempre in primo piano, le tastiere delicatamente in sottofondo e le caratteristiche progressioni progressive. L'unico dubbio e' il testo in inglese, spero che la scelta sia stata dovuta a problematiche di metrica. Sono infatti convinto, visto la qualità degli altri testi, che quando finalmente una band italiana ha qualcosa da dire, e' meglio che lo faccia nella propria lingua originale, alla faccia delle mode. Il terzo brano, Meltèmi, ricorda gli Stormy Six anche se dopo qualche minuto si sviluppa in un carosello di sonorità a schema libero di gusto prettamente jazz-fusion con inserti melodici a raccordare il tutto. Subito a seguire arriva In ogni luogo, in ogni tempo: ancora chitarra e voce ad introdurre un brano "forte", dove il testo e' parte integrante con la violenza dei riff iniziali e la delicatezza del "tremolante" intermedio. Un interessante miscela di rock progressive e rock tradizionale. Se un appunto si può fare e' sulla metrica: credo ci sia ancora margine nella ricerca di omogeneita' tra i testi e la musica. Ma forse sono troppo fiscale. Anche gli altri brani (Brand-y, Ladro, The ghost in the shell, Leave your daily) ripercorrono gli schemi già descritti, con metronomiche ritmiche scandite da fiati jazzati a fare da controaltare a quiete melodie di tastiere-violini strappate da riff violenti di chitarra elettrica. In certi punti mi sembra di ascoltare momenti alla Gentle Giant.
A questo punto mi fermo. Penso di aver fatto intendere come l'ascolto del disco sia veramente consigliato, sperando in un seguito a breve termine.

Gianluca Renoffio