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interview to alessandro papotto & giovanni tommasi
by anselmo patacchini.

Ci sono venuti a trovare in redazione, Alessandro Papotto e Max G.B. Tommasi, rispettivamente voce solista e chitarra della Periferia Del Mondo (gli altri componenti sono Claudio Braico, basso; Bruno Vegliante, tastiere; Tony Zito, batteria), band romana che di recente ha realizzato uno splendido lavoro di matrice progressiva edito dall’Akarma dei fratelli Mangora. Progetto disponibile sia nella versione in CD che in una elegante confezione in vinile con copertina apribile e inserto fotografico con testi e crediti, a cui è stato allegato il singolo Leave your daily / Ladro. Nel brano introduttivo dell’album L’infedele partecipano attivamente Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese del BANCO, arricchendo con la loro presenza un disco di sicuro livello, ben suonato, che mette in mostra finalmente una formazione in grado non solo di rileggere un certo tipo di musica legata agli anni Settanta, ma di proporre in maniera intelligente soluzioni sonore originali e di grande gusto.

Anselmo: <Quando si forma la Periferia Del Mondo?>

Alessandro Papotto:<Già dal 1994, anno a cui risale il primo nucleo fondato da me e Claudio Braico, suonavamo rock progressive, dedicandoci in maniera particolare alle cover dei Genesis e Yes, avendo la presunzione di cimentarci anche con il sound dei Gentle Giant, con risultati non proprio brillanti. Chiuso definitivamente il discorso della cover-band e le prove di vari strumentisti, assieme a Claudio e al nuovo entrato Max G.B. Tommasi, decidemmo di dare corpo ad una nuova formazione che sfornasse musica originale. Già prima di comporre le musiche per il disco del Nodo Gordiano, ho scritto i brani Leave your daily e Il solito inganno insieme a Claudio e, nello stesso periodo Max scriveva In ogni luogo, in ogni tempo. Era il 1996 e, dopo il primo contatto con la SIAE e la successiva constatazione che, anche per quanto riguarda il Diritto d’Autore, il nostro paese è veramente arretrato, trovammo il nome definitivo al gruppo: dopo il provvisorio “Balance” lo chiamammo “Periferia Del Mondo”.
Iniziammo così a scrivere partiture originali avvalendoci alla batteria di Davide Guidoni, all’epoca già con i Gallant Farm. In disaccordo con le nostre proposte musicali, Davide abbandonò dopo poco tempo, e decidemmo di chiamare Tony Zito, mio compagno d’avventura nel Nodo Gordiano. Cominciammo a lavorare alacremente alla stesura di nuovi pezzi con formazione a quattro in cui mi esibivo al canto e nella qualità di polistrumentista (fiati e tastiere). Ci accorgemmo, però, della mancanza di un vero tastierista che potesse mettere in musica certe soluzioni sonore e cercammo un buon keys man. Alla fine del girovagare accogliemmo in squadra Bruno Vegliante proveniente anch’egli dal rock sperimentale, che ha portato una ventata d’aria nuova e con il quale abbiamo registrato pezzi inediti e rivisitato i vecchi con l’aggiunta delle tastiere. Nonostante la difficoltà nel gestire cinque teste pensanti, ognuno è riuscito a portare qualcosa di concreto nella stesura dei vari pezzi che andavano via via prendendo forma.>

g. tommasi: <La peculiarità del gruppo sta proprio nel fatto che ognuno dà il proprio apporto in fase di costruzione dei singoli pezzi. Ecco spiegato il motivo della varietà di schemi musicali presenti nell’album.>

 

Anselmo: <Avete preso parte a rassegne canore?>

g. tommasi:<Sì. Partecipammo ad alcune rassegne rock per gruppi emergenti come il Boville Rock Festival e, allo stesso tempo facevamo molte serate nei locali. A proposito di manifestazioni prima della pubblicazione del disco abbiamo partecipato alla IV Edizione dell’“Omaggio a Demetrio Stratos” dove ci siamo classificati al secondo posto. Comunque la giuria, composta da grandi critici musicali, ha definito il nostro Meltèmi (uno dei tre brani che abbiamo portato alla gara assieme a L’infedele e alla cover di Arbeit Macht Frei degli Area) il miglior pezzo in concorso.>

Anselmo: <Raccontateci la genesi del vostro splendido album d’esordio In ogni luogo, in ogni tempo…>

g. tommasi: <Con il materiale già pronto (un master con una quindicina di brani registrati in circa trenta ore a nostre spese) contattammo diverse case discografiche, compresa quella di Franz Di Cioccio. Incontrammo lo storico batterista della Premiata Forneria Marconi di persona lo scorso anno ad una serata di propaganda elettorale. Nella specifica occasione ci fece i complimenti per il nostro modo di suonare, elogiando i singoli strumentisti, ma ci consigliò spassionatamente di lasciare da parte il genere progressivo, in quanto non offre alcuno sbocco commerciale!>

Alessandro Papotto:<Poi grazie a Giorgio Meloni, che tu Anselmo conosci molto bene, contattammo l’Akarma di La Spezia che ci inviò, dopo poco tempo, alcuni dischi in vinile per mostrare la qualità delle loro produzioni. Giorgio Mangora (proprietario dell’etichetta assieme al fratello Enrico) apprezzò il nostro lavoro e decise di produrre il disco, dimostrandosi persona competente e corretta. Assieme decidemmo la scaletta dell’album anche se Giorgio ha “condizionato” la scelta (incredibile ma vero) verso i brani più corposi dal punto di vista musicale, scartando i pezzi più commerciali. Ci tengo poi a sottolineare la presenza nel disco di numerosi ospiti: dal violinista Alberto D’Annibale, alla vocalist Tiziana Cruciani, al soprano Stefania Matrogiovanni.>

Anselmo: < L’Infedele, forse il pezzo migliore dell’album assieme a The ghost in the shell, viene arricchito dalla presenza di Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese...>

 

g. tommasi: <E’ il primo brano portato da Bruno Vegliante che ha scritto la parte iniziale. Alessandro ha realizzato la fase centrale, mentre gli arrangiamenti sono del gruppo. Sicuramente si tratta di un motivo che si distacca abbastanza nettamente da ciò che avevamo fatto fino a quel momento, dove la struttura era basata su riff di chitarra o di basso. La tastiera comincia ad assumere un ruolo predominante che poi si rifletterà positivamente sull’intera produzione.>

Alessandro Papotto: <L’Infedele, assieme a The ghost in the shell, è il momento di punta dell’intero disco. Poiché volevamo dare al lavoro una certa spinta qualitativa ho “approfittato” dell’amicizia che mi lega a Francesco e a Rodolfo. Noi facemmo ascoltare il pezzo in anteprima a Francesco, chiedendogli se avesse voluto inciderlo. Ci rispose in maniera positiva anche se all’inizio non era molto soddisfatto del testo (mi sono preso delle evidenti licenze linguistiche), ma poi ha deciso di cantarlo. La sua voce, straordinariamente incisiva, sembra riportarci a certe composizioni storiche del Banco del Mutuo Soccorso. Le due parti sono state incise separatamente: a giugno del 1999 quelle di chitarra di Maltese, mentre Di Giacomo ha cantato il pezzo a settembre, ed entrambi ci hanno aiutato in fase di missaggio. Davvero un grandissimo regalo da parte di due straordinari personaggi che hanno fatto la storia del rock italiano. Tra l’altro hanno preso parte al concerto di presentazione del disco al Memphis Belle di Roma dove, insieme, abbiamo suonato L’Infedele e La conquista della posizione eretta, un doveroso omaggio al Banco. Nella stessa serata, con Luca Sapio, grande vocalist dei nuovi Area di Giulio Capiozzo (purtroppo da poco scomparso), abbiamo eseguito Meltèmi e Arbeit Macht Frei in omaggio a Demetrio e a Giulio.  

Anselmo: <Ascoltando attentamente l’album ho potuto notare che, oltre a scrivere pezzi particolari di non semplice lettura, avete realizzato anche un potenziale hit radiofonico, ovvero I bless the night……>

g. tommasi: <Hai ragione. E’ il motivo più orecchiabile dell’album, caratterizzato dalla voce di Tiziana Cruciani intrecciata a quella solista di Alessandro, e gioca principalmente su alcuni esperimenti che stavo facendo con la chitarra per cercare di sfruttare al meglio il suono delle corde a vuoto. E’ un brano autobiografico (ho scritto il testo in inglese per non espormi più di tanto) con una minore spigolosità e tensione emotiva rispetto alle altre nostre composizioni ma comunque di bella presa, che si lascia ascoltare con piacere. Ed infatti è il brano scelto dalle radio come elemento trainante del disco.>

Anselmo: <Come nasce Meltèmi?>

Alessandro Papotto: <Nasce da un viaggio in Grecia e il titolo richiama esplicitamente il vento dell’Egeo, il Meltèmi appunto. E’ ancora un brano autobiografico. Si avvale di un sound dal sapore mediterraneo (da sottolineare l’utilizzo di uno strumento affascinante e insolito come lo shanay, un oboe indiano) caratterizzato da ritmiche molto complesse e libere improvvisazioni. In Meltèmi ho preso come principale fonte d’ispirazione gli Area e, nella parte centrale, il Banco e i King Crimson.>

Anselmo: <Passiamo all’analisi della seconda parte del disco……>

 

g. tommasi: <La title-track In ogni luogo, in ogni tempo è uno dei tre pezzi storici registrati per la prima volta nel 1997 assieme a Il solito inganno e a Leave your daily. L’idea del vento proviene dalla rilettura di una celebre poesia di Shelley Ode to the west wind, una metafora della rivoluzione americana. L’ho presa come spunto per mettere in discussione la quotidianità delle cose che si trasforma in passività. Il vento fa sempre muovere qualcosa, quindi non dobbiamo aver paura di ciò che scorre: “Ti porterò dove vedrai / la città che vivrà domani / ti darò il cielo, il sole, il mare / ma adesso è ora devi andare / in ogni luogo, in ogni tempo / ci sarà sempre il vento”.>

Alessandro Papotto: <Brand-y è un brano interamente strumentale che riscuote ottimi consensi durante le esibizioni dal vivo. A noi piace in maniera particolare anche perché è il momento in cui lasciamo sfogare la creatività del nostro grande batterista Tony Zito. Il pezzo nasce da un giro di basso molto funky realizzato da Claudio. Su questo ho scritto una composizione che ha un’introduzione legata alle splendide sonorità dei Brand-X (da qui poi il titolo del brano). Il solo di batteria di Tony sul disco è uno specifico omaggio a Phil Collins e al suo momento “jazzistico” con i Brand-X che riteniamo tra i gruppi più validi nella storia del jazz-rock mondiale degli ultimi 30 anni.>

g. tommasi: <Il testo di The ghost in the shell, dove viene affrontato il problema della ricerca dell’ “Io”, nasce addirittura nel 1994, ispirato ai fumetti giapponesi di cui sono un appassionato collezionista. Il titolo, Lo spirito nel guscio, è stato letteralmente rubato all’opera omonima del Maestro Masamune Shirow, che nel tempo è divenuto anche un film d’animazione uscito nelle sale cinematografiche inglesi e americane (oltre che giapponesi) diretto dal regista Mamoru Oshi, da cui ho estrapolato alcuni dialoghi che sono stati inseriti nella parte introduttiva de L’Infedele. La struttura sonora del pezzo è una vera e propria operazione di “collage” fra vari spunti tematici, rifinita da un arrangiamento realizzato da Alessandro in stile classico con cori e violini.>

Anselmo: <L’edizione in vinile caratterizzata da uno splendido art-work (in copertina è riprodotto il quadro La città morta di Eugene Berman), presenta all’interno della confezione un interessante 45 giri……>

Alessandro Papotto: <Poiché era impossibile inserire altro materiale nel formato a 33 giri, Giorgio Mangora, il nostro produttore, ha deciso di stampare i nostri due brani più brevi Leave your daily e Ladro (presenti ovviamente nell’edizione in CD) su di un singolo (sulla copertina di questo 45 giri è riprodotto il dipinto Periferia Del Mondo realizzato dal tastierista Bruno Vegliante). Leave your daily è un altro pezzo “storico” del gruppo, il mio primo approccio (e si sente) con un testo in inglese dove s’invita la gente a ritagliarsi un proprio spazio lontano dal tran tran quotidiano. La parte musicale, composta insieme a Claudio, risente di certe situazioni progressive tipiche degli Yes e dei Gentle Giant con un caratteristico “solo a trio” fra chitarra, moog e clarinetto. Ladro è invece un pezzo interamente scritto da Claudio Braico imperniato sul tempo che scorre, inesorabile, senza fermarsi mai: “……ti credi un nobile sovrano / ma come i vigliacchi rubi alla gente e scappi via……”.>

Anselmo: <Il futuro prossimo della Periferia Del Mondo……>

Alessandro Papotto: <Abbiamo in programma alcuni concerti con la speranza che anche il violinista Alberto D’Annibale possa prendere parte a tali esibizioni. Poi ci stiamo dedicando alla realizzazione del nostro secondo disco dove, oltre a nuove composizioni, potremo rispolverare dei “vecchi” pezzi già incisi su dat. Per finire con un grande sogno nel cassetto: quello di incidere almeno un brano del disco con un’orchestra.>

Roma 21 maggio 2000