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fuori dal mucchio(italy)

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Reviewed by Gianni Della Cioppa

Guidati dal musicista e cantante Alessandro Papotto (da tempo anche nella line-up del Banco del Mutuo Soccorso) e attivi da ben undici anni, i romani Periferia del Mondo, appartengono alla stirpe dei “progressivi”: quel genere di gruppi costretto a pagare pregiudizi e risatine di scherno da una certa critica che considera vetusti questi suoni, salvo rivalutarli se ne scovano inserti in realtà di tendenza (magari Mars Volta, magari Muse o Porcupine Tree). Difesa d’ufficio a parte, il sestetto capitolino dimostra di avere lucidità e talento sufficienti per guadagnare la stima sia di chi questo genere lo ama incondizionatamente, peccando spesso di senso critico, sia di chi cerca invece oltre alla qualità anche qualche lieve traccia di innovazione, seppur circoscritta all’interno dei canoni del mondo prog. I segnali di una crescita, rispetto all’esordio “In ogni luogo, in ogni tempo” e al successivo “Un Milione di voci” (gratificato da ospiti importanti come “Big” Di Giacomo e Mauro Pagani), sono documentati da una maggiore versatilità di scrittura, disseminando nelle dieci tracce inserti di jazz soffuso e soprattutto ambizioni etniche, che esplodono nei quasi nove minuti della variegata “Suite mediterranea”, autentico caleidoscopio di sonorità solari e danzanti. A fronte della maturità di “Oceani”, dell’apertura che omaggia album e band, o il rock crepuscolare di “Synaesthesia”, dobbiamo registrare anche due pezzi poco edificanti quali “Chiaroscuro” e “Angeli infranti”, che paiono più un telaio per il testo che autentiche canzoni. Il riscatto è immediato, infatti le due bonus-track (rispetto alla affascinante versione in vinile, un classico per la band), sono tra le cose più seducenti e dell’intero album. www.periferiadelmondo.it

Gianni Della Cioppa